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Le pensioni (integrative) ENASARCO

Gli agenti e i rappresentanti di commercio sono l’unica categoria lavorativa in Italia che non ha solo la facoltà, ma anche l’obbligo di costituirsi una pensione complementare. Devono pertanto provvedere alla contribuzione obbligatoria di base presso la Gestione Speciale Lavoratori Autonomi (GSLA) dell’INPS e alla contribuzione integrativa obbligatoria presso la Fondazione ENASARCO, dovendo così sopportare un onere contributivo al di sopra di ogni altra categoria di lavoro autonomo. Questo carico contributivo dovrebbe portare a una tutela elevata, se non eccessiva, del bisogno pensionistico. Anche se in molti casi questa conclusione è confermata dai fatti, in molti altri non è così.

Nella prospettiva in cui il tasso di sostituzione della GSLA INPS tende a ridursi notevolmente per effetto dell’andata a regime del sistema di calcolo contributivo (la pensione è commisurata al montante dei contributi e non più alla media degli ultimi redditi), la presenza delle prestazioni ENASARCO permetterà di ridurre il gap previdenziale, anche se in alcuni casi questo recupero non sarà pienamente sufficiente.

Un altro aspetto critico di questa categoria è collegato all’innalzamento a 20 anni di contribuzione dei requisiti minimi per la concessione della pensione. Questo ha messo a rischio la pensione di tutti quegli agenti, definiti “silenti”, che hanno versato contributi per meno di vent’anni e ora non possono né riscuotere la pensione, né spostare i contributi già versati in un’altra gestione. L’impossibilità di recupero di questi contributi è determinata dal fatto che ENASARCO è un ente integrativo, che si affianca alla cosiddetta contribuzione obbligatoria. Questa situazione si protrarrà almeno fino al 2024, data in cui sarà possibile chiedere la liquidazione della rendita col sistema contributivo con soli 5 anni di versamenti accreditati (la rendita sarà comunque penalizzata rispetto alla soglia 92 della somma di età e contribuzione). Il problema investe in particolare l’agente che perde il lavoro e ha meno di 20 anni di contribuzione accreditata, il quale perderebbe la contribuzione accreditata a meno di esercitare la prosecuzione volontaria che risulta essere però una spesa economicamente poco sostenibile.

Molti sono quindi gli aspetti che fanno degli agenti di commercio una categoria lavorativa particolare, almeno dal punto di vista previdenziale, non solo per le specificità delle singole gestioni interessate (INPS Autonomi ed ENASARCO), ma anche per le problematiche connesse alla mobilità di inquadramento dell’attività lavorativa sempre più dinamica.

Alla fine dell’attività lavorativa si è infatti in presenza di due pensioni, ciascuna delle quali fa riferimento a diversi requisiti. La pensione di vecchiaia ENASARCO, a partire dal 2019, non sarà più conseguibile se non al raggiungimento dei 67 anni e con almeno 20 anni di contribuzione, a patto che la somma tra gli anni compiuti di età anagrafi­ca e di anzianità contributiva risulti almeno pari a quota 92. La Fondazione prevede eventualmente l’anticipo della pensione di al massimo due anni, con un abbattimento permanente dell’ammontare della rendita del 5% per ciascuno degli anni di anticipazione. Ciò sta a significare che un soggetto che ha iniziato a lavorare in età molto giovane, e che riesce pertanto a raggiungere i requisiti minimi per la pensione anticipata presso la Gestione INPS, dovrà non solo attendere il compimento dei 67 anni per non incappare nella penalizzazione, ma continuare a versare l’aliquota contributiva (17% a partire dal 2020) alla Fondazione. E’ necessario pertanto che gli agenti valutino attentamente il momento di fine attività, in modo tale da assicurarsi la compresenza dei due trattamenti previdenziali.

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Fonte: www.enasarco.it;anno di riferimento 201

Per un quadro più concreto, passiamo agli esempi numerici. Poniamo il caso del Sig. Claudio Rossi, nato nel 1975, che ad oggi vanta 23 anni di contributi come agente monomandatario di articoli da cucina e con un reddito lordo di circa 40.000€. Il Sig. Claudio potrà percepire la pensione ENASARCO soltanto a partire dal gennaio 2042 all’età di 67 anni, quando la sua pensione anticipata INPS, concessa con 45 anni e 4 mesi di anzianità contributiva, sarà disponibile già da circa 4 anni.

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La situazione previdenziale dal 2042 in poi sarà sicuramente soddisfacente, essendo l’importo cumulativo delle due pensioni superiore al reddito netto da lavoro. Ciò dimostra che la pensione integrativa ENASARCO, per redditi di medio importo e ampia anzianità contributiva rappresenta un valido accumulo, anche se la concessione posticipata rispetto alla pensione Inps crea potenziali periodi transitori di mancate entrate.

Analizziamo l’impatto che ha invece sulla pensione, l’andamento storico dei redditi imponibili. L’introduzione del calcolo contributivo in INPS dal 1996 e per le pensioni ENASARCO a partire dal primo gennaio 2004, comporterà una sensibile riduzione dei tassi di sostituzio­ne attesi, soprattutto per gli agenti rappresentanti che hanno avuto una carriera lavorativa, seppur senza interruzioni, molto brillante.

Il fattore decisivo nella misura delle prestazioni del nuovo calcolo contributivo è l’evoluzione effettiva della retribuzione negli anni. Per il Profilo 2, il tasso di sostituzione è sceso al 38,97% per la pensione erogata dall’INPS e al 20,10% per quella ENASARCO, rispettivamente di oltre 17 e 11 punti di copertura in meno rispetto al profilo 1, solo per via delle più basse retribuzioni dei primi anni di lavoro, e quindi di una carriera “folgorante” e crescente come spesso accade nelle attività autonome. Nel profilo 1, con un andamento di carriera più “moderato”, si ha un livello di copertura maggiore, a salvaguardia del soggetto meno fortunato.

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Sono molti i fattori che incidono sulle pensioni degli agenti di commercio, primo su tutti la compresenza di due pensioni totalmente slegate tra loro. Per tale categoria di lavoratori, che sconta quindi l’effetto combinato delle riforme che hanno interessato le due gestioni, la presa di coscienza di quello che potrebbe accadere in futuro risulta essere un bisogno vero e concreto, al fine di integrare la pensione con eventuali forme di previdenza complementare, con l’obiettivo di assicurarsi un tenore di vita adeguato nel desiderato momento della pensione.

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