Intelligenza Personale

Pensioni INPGI: cosa cambia con la Riforma?

“Il percorso di risanamento dell’Inpgi è partito. La riforma consentirà all’Istituto di garantire la sostenibilità dei conti nel lungo periodo e quindi di rimanere anche in tempi difficili un presidio autonomo a tutela dell’informazione in Italia. L’Inpgi non fallirà, non sarà commissariato nè tantomeno confluirà nell’Inps. Questo obiettivo importante è stato raggiunto grazie al lavoro e al senso di responsabilità di tanti”.

Marina Marcelloni

Con queste parole il presidente dell’Istituto Giovanni Amendola, Marina Marcelloni, ha commentato l’approvazione da parte dei Ministeri Vigilanti della Riforma previdenziale dell’Istituto. La Riforma varata dal CdA Inpgi ha l’obiettivo di assicurare, o quanto meno migliorare, la sostenibilità di lungo periodo della Cassa stessa.

Il quadro che emerge dal Quarto Rapporto del Centro Studi di Itinerari previdenziali non è del tutto rassicurante. La gestione Inpgi, infatti, per l’anno 2015 ha presentato una situazione di squilibrio con un deficit di 112,50 milioni, in peggioramento rispetto agli 87,55 milioni del 2014; le entrate contributive sono state pari a 351,25 milioni di euro e le uscite per prestazioni a 463,75 milioni di euro. Il saldo pensionistico è sceso fino a 0,76 e questo proprio quale conseguenza di un aumento della spesa pensionistica (+3,7%) a fronte della continua riduzione dei contributi (-2,4%) dovuta alla pesante crisi di settore con un aumento delle riduzioni di personale e delle prestazioni a sostegno del reddito (disoccupazione, mobilità). Di fronte a una situazione simile, l’Inpgi ha varato il 28 settembre dello scorso anno una pesante riforma che dovrebbe consentire all’Ente di rientrare in qualche tempo nei parametri previsti dalla normativa vigente.

Va innanzitutto detto che l’istituto è l’unico ente, a seguito della privatizzazione ai sensi del D.Lgs. 509/1994, ad amministrare una forma sostitutiva dell’assicurazione generale obbligatoria di diritto privato. La Cassa, al pari degli altri enti privatizzati, gode di propria autonomia e pertanto la normativa applicata agli iscritti discende dal proprio regolamento delle attività istituzionali, sottoposto comunque alla vigilanza del Ministero del Lavoro e del Ministero del Tesoro. Molto spesso, quindi, le norme destinate ai lavoratori iscritti presso le gestioni Inps non sono direttamente applicabili agli iscritti Inpgi.

Ricordiamo, per completezza, che all’interno della Fondazione sono presenti due gestioni, a ciascuna delle quali fanno capo giornalisti in ragione delle natura contrattuale che li lega alla loro professione. Distinguiamo infatti l’INPGI – Gestione sostitutiva dell’A.G.O. e l’INPGI – Gestione Separata. Per quest’ultima vigono delle regole specifiche e hanno l’obbligo di iscriversi i giornalisti professionisti e pubblicisti che esercitano attività autonoma di libera professione senza vincolo di subordinazione o che svolgono attività lavorativa di natura giornalistica nella forma della collaborazione coordinata e continuativa.

Vediamo nel dettaglio come la Riforma in vigore dal 21 febbraio 2017 interviene sui trattamenti previdenziali erogati dalla Cassa in favore dei propri iscritti.

Requisiti Pensione di Vecchiaia

Nell’anno in corso l’età anagrafica per conseguire la pensione di vecchiaia è di 66 anni per i giornalisti uomini e 64 per le donne, rispettivamente 1 anno e 2 anni in più rispetto all’età richieste per il 2016. Inoltre, si avrà un incremento graduale fino al 2019, quando il requisito raggiungerà 66 anni e 7 mesi sia per gli uomini che per le donne.

* Requisito da adeguare all’incremento per la speranza di vita

 

Inoltre, a partire dal 2019 tutti i requisiti saranno adeguati automaticamente all’incremento per la speranza di vita rilevato dall’Istat, così come avviene per il regime obbligatorio dell’assicurazione pubblica. Per il diritto alla pensione, resta fermo il requisito contributivo richiesto di almeno 20 anni. Va comunque specificato che per la pensione di vecchiaia, anche con la riforma, per il raggiungimento dei20 anni di contribuzione, sono utili i contributi versati all’Inps, ex- Inpdap ed Enpals e alla Gestione Separata Inpgi.

Potranno comunque continuare ad accedere alla pensione di vecchiaia con le vecchie regoletutti coloro i quali abbiano già maturato i requisiti previsti dalla disciplina in vigore entro il 31.12.2016 e cioè:

  • per gli uomini 65 anni d’età (nati entro il 1951) con almeno 20 anni di contribuzione;
  • per le donne – pensione intera – 62 anni (nate entro il 1954) con almeno 20 anni dicontribuzione;
  • per le donne – pensione con abbattimenti – 60 anni d’età (nate entro il 1956) conalmeno 20 anni di contribuzione. Al calcolo della pensione sarà applicato unabbattimento permanente legato all’anticipo rispetto ai requisiti di età previgenti (dal 2,38% al 10%).

Requisiti Pensione di Anzianità

Nel 2018 sarà possibile accedere alla pensione in via anticipata purché siano rispettati congiuntamente due requisiti: almeno 62 anni di età e sia stata maturata un’anzianità contributiva pari almeno a 39 anni, che dal 2019 sale a 40 anni. Fino al 2016 era invece possibile pensionarsi con 62 anni di età e 35 anni di contribuzione, con penalizzazioni fino al 20% per chi avesse da 57 a 61 anni. E’ abolita anche la pensione conseguita con 40 anni di contributi indipendentemente dall’età anagrafica.

* Requisito da adeguare all’incremento per la speranza di vita

Anche i requisiti di età e di contribuzione per la pensione anticipata, a partire dal 2019 saranno adeguati all’incremento per la speranza di vita Istat.

Potranno continuare ad accedere, in qualsiasi momento, alla pensione di anzianità con le vecchie regoletutti coloro i quali abbiano maturato i requisiti entro il 31/12/2016 ecioè:

  • 62 anni d’età con almeno 35 anni di contribuzione;
  • almeno 40 anni di contribuzione a prescindere dall’età;
  • 57 anni d’età con almeno 35 anni di contribuzione, con degli abbattimentipermanenti sul calcolo dal 4.76% al 20%.

I predetti requisiti contributivi possono essere perfezionati anche attraverso il cumulo dellacontribuzione Inps/Inpgi.

I giornalisti in possesso dei suindicati requisiti potranno, quindi, accedere alla pensione inqualsiasi momento successivo all’approvazione della riforma anche se i requisiti di età e contributivi poi richiesti sono più elevati. Nei casi di applicazione, gliabbattimenti percentuali, legati all’anticipazione della pensione, decresceranno fino adazzerarsi, man mano che ci si avvicina al requisito dei 62 anni di età ovvero dei 40 anni dicontribuzione, previsto dalla previgente normativa.

Calcolo della pensione

A decorrere dal 1° gennaio 2017 sarà applicato per tutti il sistema di calcolo contributivo, con il mantenimento dei diritti acquisiti per chi contribuiva all’istituto prima di tale data. Infatti, per le anzianità maturate fino al 31.12.2016 continuerà a essere applicato il vigente sistema di calcolo retributivo. Mentre, tutte le annualità successive saranno computate col sistema contributivo ai sensi della L. 335/1995.

Per gli assicurati il cui trattamento è determinato con il sistema misto (retributivo/contributivo), la quota di pensione calcolata con il sistema di calcolo contributivo non può comunque essere superiore a quella che sarebbe spettata mantenendo il sistema retributivo con l’applicazione agli attuali scaglioni reddituali delle seguenti aliquote:

Quindi, la quota di pensione calcolata con il sistema contributivo non può essere di importo maggiore rispetto a quella calcolata con il sistema di calcolo retributivo e, conseguentemente, viene posta in pagamento la quota di minor importo.

Accredito della contribuzione

A decorrere dal primo gennaio 2017 la contribuzione viene accreditata in settimane e nel rispetto di un minimo retributivo settimanale (40% del trattamento minimo INPS). In caso di retribuzione inferiore a tale limite, l’anzianità contributiva sarà riparametrata alla retribuzione effettiva.

Contributo di solidarietà

In via temporanea, per la durata di tre anni, è stato introdotto un contributo straordinario di partecipazione al riequilibrio finanziario della Gestione previdenziale da applicare sui trattamenti di pensione superiori a 37.999,99 euro.Si tratta di una misura volta a garantire l’equità intergenerazionale. A partire dalla pensione di maggio 2017 l’Istituto provvederà a trattenere il predetto contributo, che viene determinato sulla base dell’importo annuo lordo di pensione e gli arretrati relativi ai mesi marzo e aprile. Il contributo sarà applicato per il periodo marzo 2017 – febbraio 2020 in base alle seguenti fasce di pensione:

Fonte: https://inpginotizie.it

Conclusioni

Pur conservando la propria autonomia di ente privatizzato, l’istituto ha deciso comunque di adeguarsi alla regole Inps. A partire dal 2019 i requisiti per accedere alla pensione di vecchiaia, sia per gli uomini che per le donne, equipareranno quelli previsti per la generalità dei lavoratori iscritti all’Inps. Inoltre, così come disciplinato dalla L. 335/1995 per le contribuzioni successive viene introdotto il sistema di calcolo contributivo.

Ante Riforma, il regime sostitutivo dell’A.G.O. conservava tutte le caratteristiche (ormai rare) del metodo di calcolo retributivo. Pertanto, la redditività delle pensioni INPGI risultava essere alquanto superiore ai regimi che ormai adottano diffusamente il calcolo contributivo o misto. Questa peculiarità è senza dubbio frutto di un’accorta gestione storica, ma anche di una categoria che ha storicamente contribuito dall’alto di una base retributiva media decisamente elevata. L’introduzione di norme più stringenti sull’equilibrio a lungo termine e il quadro di crisi settoriale e della più ampia crisi demografica incombente hanno reso necessari gli interventi di modifica posti in essere che dovrebbero garantire all’Ente di raggiungere la sostenibilità nel lungo periodo.

 

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