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Se dico risparmio a cosa pensi?

Questo mese in merito al tema del risparmio vorremmo riportare nel nostro blog a beneficio tutti i nostri collaboratori i risultati dell’indagine quali-quantativa svolta da Demia per conto di Assogestioni e presentata durante l’ultimo Salone del Risparmio di Milano.

La survey ha preso in considerazione il concetto di risparmio sia dal punto di vista dei risparmiatori che dal punto di vista dei consulenti  prendendo un campione di 3000 intervistati tra i 18 e i 74 anni.

Gli intervistati sono rappresentanti di tre categorie:

Millenials – nati tra i primi anni 80 e il 2000

Generazione X – nati tra il 1965 e il 1984

Baby boomers –  nati tra il 1945 e il 1964

Tutte le generazioni intervistate condividono rispetto al passato la necessità di concentrarsi su cicli di vita brevi e in continuo cambiamento, la mutevolezza dei contesti vissuti infatti rende meno appetibili i programmi a lungo termine.

Una domanda fondamentale in questa survey è stata: Quali sono i motivi per risparmiare?

Secondo i risparmiatori è importante potersi proteggere dagli imprevisti futuri.

Si legge in questa motivazione un senso di insicurezza nei confronti del futuro e delle motivazioni che spingono a risparmiare.

I consulenti invece individuano un’altra motivazione al risparmio, vedendone come scopo principale la possibilità di provvedere a se stessi nel lungo termine.

Questo primo risultato ci permette di sottolineare una differenza importante e sostanziale tra le motivazioni che spingono un soggetto a risparmiare, e di conseguenza quali sono i prodotti e le modalità per soddisfare le proprie necessità.

Nelle interviste emerge chiaramente che il contesto vissuto dai risparmiatori è di incertezza e per una buona fetta degli intervistati la globalizzazione ha portato instabilità e scarsa affidabilità dei mercati finanziari.

Risparmiare è percepito per tutti prima di tutto come un sacrificio.

La mappa mentale degli italiani vede l’Italia in una epoca di ristagno, la ripresa per oltre il 55% non inizierà prima di due anni.

Questa percezione è condivisa anche dai consulenti.

In una visione del futuro che parte da un’epoca di Stagnazione passando per la Ripresa, Crescita ed infine allo Sviluppo, vediamo una ripresa subordinata ad una situazione economica stabile e positiva di almeno due anni.

I consumatori che hanno faticosamente risparmiato in questi anni di ristagno, non torneranno a investire e alimentare i consumi nell’immediatezza, inizieranno con il mettere da parte per il futuro, costruire una buona base per i già citati imprevisti del prossimo futuro.

Solo dopo questo periodo di ripresa stabile possiamo prevedere una ripartenza dei consumi e una conseguente crescita per entrare finalmente in una fase di Sviluppo.

Se volessimo stilare un’agenda delle misure urgenti per innescare la ripresa dovremmo valutare cosa le diverse generazioni percepiscono come fattori critici.

I millenials attribuiscono ovviamente un’importanza maggiore alla ripresa del mercato del lavoro e la riforma del sistema pensionistico, due ambiti che li riguardano molto da vicino essendo la generazione più interessata all’inserimento nel mondo dell’impiego e nel contempo il soggetto principale su cui si riversano pronostici apocalittici in materia di pensione.

Per quanto riguarda la Generazione X, i due fattori più importanti sono indubbiamente la detassazione e di conseguenza la necessità di riformare il sistema fiscale.

I baby boomers danno ugualmente importanza alla detassazione e la riforma fiscale ma attribuiscono un ruolo di primaria importanza alla lotta all’evasione fiscale.

Tutti, sia i risparmiatori sia i consulenti sono convinti che le istituzioni e il governo debbano essere i principali attori per la ripresa, una percezione piuttosto distorta rispetto alla realtà, infatti se è vero che il governo deve avere un ruolo importante nel riformare il contesto economico e nel migliorarne il funzionamento, è altrettanto vero che è sempre stato il mercato ad avere un ruolo propulsivo in materia di ripresa economica.

Un’ulteriore aspetto messo in luce dalla survey è il tipo di rapporto che c’è tra risparmiatore e consulente.

Il risparmiatore considera il proprio consulente adeguatamente competente con un punteggio di 7,3 su 10, lo definisce come un professionista, una persona in grado di semplificare una materia complessa ma anche un venditore.

Gli attribuisce anche in certi casi un moderato conflitto di interessi orientato quidni a fare prima di tutto gli interessi della propria compagnia. Forse tenere in considerazione questi pregiudizi nei confronti dei consulenti può essere utile quando si interagisce con i propri clienti.

Entrambe le categorie, risparmiatori e consulenti percepiscono l’importanza dell’educazione finanziaria che gioca un ruolo fondamentale per comprendere e agire con consapevolezza.

E’ unanime la convinzione che tutte le fasce di età debbano essere coinvolte, anche se è davvero poca la conoscenza di programmi di educazione finanziaria.

Come Solyda ci sentiamo estremamente coinvolti in questa ultima fase della survey, la nostra missione anche attraverso la Business School e la collaborazione con AIEF ci vede in prima linea per offrire ai collaboratori la più valida preparazione in materia finanziaria. Sappiamo di essere sulla strada giusta e in grado di rispondere a esigenze fondamentali.

Questo complesso scenario è quello in cui ognuno di noi deve imparare ad interagire e leggere i segnali e i bisogni di chi ci troviamo di fronte.  Ci auguriamo che l’interpretazione evidenziata da questa ricerca possa regalare spunti interessanti di riflessione su come migliorare se stessi sia come risparmiatori che come consulenti.

 

Fonti: Conferenza Salone del Risparmio – “Inseguire la crescita. Che cosa ne pensano consulenti finanziari e risparmiatori”

 

 

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